IIS Caboto - Chiavari (GE)

Alcuni studenti hanno avuto modo di riflettere su queste tematiche prima di realizzare il video presentando le loro riflessioni e un po’ di storia.

È indubbio che lo sport sia anche un veicolo di inclusione, aggregazione e partecipazione, aiuta a sviluppare capacità e abilità essenziali per una crescita equilibrata, aiuta ad includere chi ha diverse abilità e gratifica l’individuo.

Che si tratti di bambini, di ragazzi, di adulti o di anziani, esso rappresenta una scuola di vita, che non smette mai di insegnare nuove regole come: stare con gli altri, condividere e contribuire al raggiungimento di obiettivi difficili.

La nascita dello sport e dei suoi valori

Le prime attività sportive nacquero da quelle stesse occupazioni alle quali l’uomo si dedicava un tempo per sopravvivere: la caccia, la lotta, la corsa… Presso i vari popoli queste attività assunsero caratteristiche particolari e si sono sviluppate per secoli in modo originale. Fra le antiche civiltà lo sport assunse importanza già tra gli Assiri, i cui re utilizzavano lo stesso carro da guerra per partecipare alle batture di caccia; nell’antico Egitto la caccia, elemento fondamentale per sopravvivere, divenne una gara sportiva importantissima, tanto che una eventuale vittoria veniva paragonata a quelle ottenute in guerra.

La massima importanza per l’attività fisica si ha, però, con l’avvento della civiltà greca. I Greci basavano la loro educazione e la loro cultura sullo sviluppo fisico, ritenuto fondamentale per lo sviluppo mentale. La cura del fisico era vista come forma di bellezza, di ritmo, di movimento, e inoltre tale educazione non era impartita solo ai maschi ma anche alle femmine. La perfezione era la meta principale dell’uomo, e tutta la cultura greca mirava a questa forma di esaltazione. La conseguenza più importante di questo pulsare di attività fisica fu, senza dubbio, la nascita di una grande manifestazione sportiva, disputata per la prima volta a Olimpia, che prese appunto il nome di Olimpiade. Era l’anno 776 a.C.  e le competizioni erano molto simili a quelle di oggi: la corsa veloce, la corsa di resistenza, il pugilato, la lotta, il pancrazio (lotta e pugilato), la corsa dei cavalli e il pentathlon.

Con il tramonto della civiltà greca si ha un progressivo abbandono dell’educazione del corpo. Infatti, presso i Romani, lo sport inizialmente fu praticato solo in occasione di cerimonie religiose. Successivamente fu utilizzato per l’addestramento militare dei giovani. Nel Medioevo ricompare una figura, il Cavaliere, che esalta non solo le qualità intellettive e morali, ma anche quelle fisiche. Egli deve saper usare abilmente le armi, lancia e spada, essere dotato di forza e destrezza nel cavalcare, saper resistere alle lunghe fatiche delle battaglie, e diventa ben presto la figura più ammirata del suo periodo. Il Rinascimento portò un nuovo interesse culturale per l’attività fisica che venne considerata elemento importantissimo per l’educazione dei giovani, anche da un punto di vista medico. A partire dal 1500 vennero codificate le regole di molti giochi e, dopo il Concilio di Trento, anche le scuole cattoliche inserirono l’educazione fisica tra le materie di insegnamento.

Il 1600 è il secolo della definitiva affermazione dello sport e dell’educazione fisica.

Lo sport assume quindi quel significato di divertimento per il tempo libero e di momento fondamentale dell’educazione scolastica. Cominciarono a formarsi le prime società sportive e a diffondersi sport quali la ginnastica, il canottaggio, il podismo e vennero creati i primi regolamenti di alcune specialità come il pugilato, le corse ippiche, la scherma. L’accesso all’attività sportiva era riservato solo a pochi privilegiati, le cui condizioni sociali ed economiche consentivano loro di disporre del proprio tempo non solo per il lavoro. Nel corso del 1700, e soprattutto del 1800, si diffusero altre attività sportive quali il tennis, il cricket, il rugby, l’hockey e il calcio, che dall’Inghilterra giunsero non solo in Europa ma in tutti i continenti.

In Italia si può cominciare a parlare di attività sportiva solo nel 1833, quando il Re Carlo Alberto fece venire nel Regno di Sardegna dalla Svizzera Rodolfo Oberman, un insegnante di educazione fisica tedesco per preparare le sue truppe alla guerra contro l’Austria. Sempre a Torino nel 1844 nacque la prima società sportiva italiana.

Nel 1893 un gruppo di inglesi fondò a Genova la prima società di calcio: il Genoa cricket and football club.

La prima guerra mondiale interruppe tutte le manifestazioni sportive e i campionati. Dopo la seconda guerra mondiale e sino alle Olimpiadi di Roma vi fu un periodo di ricostruzione dell’organizzazione sportiva, ancora ispirato a principi di pratica quasi dilettantistica; ben presto, però ebbero il sopravvento interessi commerciali enormi, ed iniziò lo sport a livello professionistico.

La pratica dello sport, nell’antichità come oggi, contribuisce a definire il nostro stile di vita ed è mirata al mantenimento e al miglioramento dello stato di salute, alla necessità di distrazione dalla vita frenetica quotidiana, alla volontà di mantenersi in linea; vi sono poi lo spirito di competizione, la voglia di svago, la passione e il divertimento che spingono l’uomo verso lo sport.

Lo sport deve essere soprattutto un modello di valori, deve essere concepito in maniera sana in modo che possa trasmetterci regole utili per la nostra crescita personale.

 

Uno dei valori fondamentali che sono alla base dello sport e della vita è il rispetto sia verso noi stessi e i nostri limiti, sia verso gli altri. La corretta pratica sportiva ci insegna anche il rispetto verso i propri compagni di squadra e verso l’allenatore e per ultimo, ma non meno importante, il rispetto verso gli avversari. Appartenere ad una squadra significa dimenticare l’io e lasciare spazio al noi, far parte di un gruppo sviluppa aspetti emotivi, caratteriali e relazionali. Nei giochi di squadra come in quelli individuali bisogna quotidianamente fare i conti con la vittoria e la sconfitta che sono parte integrante dello sport, sono due momenti fondamentali per la nostra crescita. Imparare a saper perdere significa accettare e capire i propri limiti, i propri errori, mettersi in discussione e migliorarsi senza arrendersi; la vittoria invece genera autostima, voglia di continuare, maggior determinazione e ripaga lo sforzo e l’impegno dell’allenamento.

Grazie allo sport viene diffuso il principio dell’uguaglianza e delle pari opportunità, esso si rivolge a tutti senza distinzione, indipendentemente dall’etnia, cultura, religione, origine e colore e se genera una sana competitività è il mezzo più giusto per migliorare se stessi e le proprie prestazioni e l’arbitro, presente in molti sport, ha proprio il compito di supervisionare e verificare che l’attività sportiva sia svolta correttamente, in modo da assicurare una sana competizione.

Lo sport è inoltre fatto di emozioni come gioia, felicità, rabbia, tristezza e paura che giocano spesso un ruolo fondamentale sull’esito della competizione e il raggiungimento del risultato prefissato. Lo sport aiuta appunto a gestirle e a conoscerle, aiutandoci ad affrontare le nostre paure e insicurezze anche nella vita.

Ma alla base dello sport, qualsiasi esso sia, dal basket, alla danza, al calcio, all’equitazione è la disciplina che muove i fili dei risultati.  Gli atleti raggiungono i risultati sperati solo lavorando sodo e rimanendo focalizzati sui propri obiettivi, avendo fiducia in sé stessi ed essendo consapevoli delle proprie capacità. E insieme alla forza di volontà e ai sacrifici il valore più grande che accompagna lo sport è l’etica; la correttezza e il rispetto prima di tutto, il Fair Play non è una regola scritta, bensì un comportamento eticamente corretto da adottare nella pratica delle diverse discipline sportive; significa rispettare le regole e l’avversario, accettare e riconoscere i propri limiti, sapere che i risultati sportivi ottenuti sono connessi all’impegno impiegato, l’etica che è parte integrante dello sport è la stessa che deve far parte della nostra vita.

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